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martedì 18 marzo 2014

Ricetta per uscire dalla crisi di valori del tempo presente.San GIuseppe un esempio.

Ci si deve soffermare a chiederci cosa stiamo facendo del nostro futuro, dove vogliamo andare e cosa vogliamo essere.
Siamo stati creati da Dio per eccellere, nel suo nome, in ogni campo, senza montarsi la testa ma lavorando sodo per fare della Terra il Regno di Bellezza e Grazia che le scritture hanno indicato.
Il popolo di Dio doveva risiedere in un  luogo ove scendono latte e miele.

La realtà odierna è ben lontana dalle promesse.
Non certo per colpa dell'Onnipotente, quanto per demerito nostro, che abbiamo perso ogni lume di finalità sacra che ci era stata data

Quel che vorrei proporre è il ritorno ad un esempio di uomo, che domani vedrà festeggiatoil suo nome.
San Giuseppe.
Avere dei punti di riferimento nella vita è fondamentale, e questo grande Santo fu il punto di riferimento del Salvatore, del Figlio di Dio.

Da lui imparà a credere nella realtà dura del lavoro unita ad una fede ferrea che gli ha permesso di sfidare le consuetudini del tempo.

San Giuseppe è un modello per tutti.
Prima perchè ha accolto un bambino non suo, dandogli la discendenza davidica del messia.
Secondariamente, perchè con il sudore della sua fronte lo ha nutrito.
Dulcis in fundo, cosa più importante, ha creduto che con l'aiuto di Dio tutto è possibile.
Per avere il mondo e l'uomo nuovo dobbiamo smettere di nicchiare, di non fare niente se non parlare a vanvera, e metterci a lavorare sodo per un esistenza migliore

San  Giuseppe ha salvato dalla morte prematura Gesù, e non ha esitato a sfidare la sorte in Egitto pur di fare ciò che è nei piani di Dio.
E' stato scelto, come lo siamo noi tutti, per un grande progetto, e non si è tirato indietro.
Cerchiamo di fare tesoro di simili esempi e crediamo di più nel domani

lunedì 10 marzo 2014

Gratuità degli asili nido e incentivi per aiutare l'imprenditoria delle mamme in casa

Tempo fa mi era capitato di imbattermi nel progetto delle tagsmutter.
Le donne erano incentivate a portare avanti il lavoro di aiuto per le donne che lavorano e devono lasciare i figli a casa.
Dove è finito?
Perchè non si è valorizzata la risorsa che le mamme di paese possono offrire, facendo in modo che sempre più persone possano affidare le proprie creature a soggetti qualificati.

Credo sia dovrebbe realizzare una rete, sponsorizzata dal comune, di mamme che aiutano le altre a tenere i piccoli.

Molte sono infatti le famiglie che lasciano il proprio pargolo ai nonni, i quali molto spesso possono avere una certa età per cui non riescono a vedere del frugoletto.

E' da finanziare una attività per cui gli asili nido possano essere gratuiti

mercoledì 5 marzo 2014

L'INGIUSTIZIA IN TRIBUNALE.QUANDO NON SI TROVA GIUSTIZIA

Sono Lirussi Pamela, praticante avvocato a Udine presso lo studio Turco.
Durante la mia collaborazione professionale con l’avvocato Giuseppe Turco mi è capitato di avere tra le mani del materiale molto interessante riguardante i poteri forti che governano il Paese, che dimostrano come a tutti i livelli siamo ormai controllati da forze superiori a noi.
Non importa il tuo grado di istruzione.
Non importa il tuo grado di professionalità.
Non importa a chi ti appelli.
LORO sono sempre lì ad aspettare per POSSEDERTI.
Per avere tutto di te: dignità, professione, PENSIERO.
Con il consenso dell’interessato, l’avvocato presso cui svolgo la mia attività professionale, ho deciso di scrivere sulla rete quanto è successo, al fine di dare testimonianza e coraggio a chi si sente preso nelle maglie della massoneria e del falso perbenismo.
La storia affonda le proprie radici nel 2012, quando durante una riunione aperta al pubblico della Lega Nord a Trieste il dottor Paolo Polidori parla di MASSONERIA E DI POTERE OCCULTO DELLE BANCHE.
Più specificatamente, il dottor Polidori entra nel vivo della vicenda, affermando che l’Italia è nelle mani di un sistema GIUDAICO MASSONICO e che Monti, allora presidente del Consiglio italiano, null’altro fosse che un fantoccio nelle mani di Golden  Sacks, la più grande banca del mondo in mano ai giudei.
Il giorno successivo partono le richieste, del tutto arbitrali, di scuse da parte della Comunità ebraica.
Viene con decisione respinta la richiesta di scuse, posto che si ribadisce come il mondo sia anche nelle mani di poteri giudaico massoniche.
Da qui parte la denuncia per istigazione all’odio raziale.
Fin dalle prime battute l’avvocato Turco vuole mettere in chiaro che non si tratta di uno scherzo ma di mondo reale, ed eccepisce come la querela presentata dall’avvocato della comunità ebraica, l’avvocato A.Kostoris non è stata autenticata, ma solo siglata dal legale, caducando in questo modo la querela attraverso l’eccezione di improcedibilità.
Premettiamo che a redigere tale querela l’avvocato stesso si era professato un fiero appartenente alla etnia ebraica. Io personalmente ammiro molto gli ebrei perché sono un popolo che ha saputo più volte risalire la china. Non si sono mai arresi e hanno fatto in modo che il mondo credesse in loro e nelle loro capacità.
La bufera è esplosa quando l’avvocato Turco ha detto al giudice “   L’ebreo querelante non ha siglato l’atto”.
L’avvocato Kostoris non era in aula.
Ciò nonostante, neanche vi fosse qualcosa di male ad essere così chiamato, egli si è sentito risentito dalle parole dell’avvocato. Ha presentato un esposto all’ordine e – sembra –una querela in procura.
Dell’ultima parte in realtà non si è sicuri, posto che nel certificato 335 c.p.p. dei carichi pendenti sulla persona dell’avv. Turco non riferisce in merito.
Vi è un iscrizione come indagato di odio e discriminazione raziale, ma non viene esplicitato se su impulso di parte o su richiesta del p.m presente in aula il giorno dell’udienza, il 25.11.13.
Come si inserisce la massoneria e lo schiacciamento dell’identità delle singole persone in tutto questo?
Attraverso una nota testata triestina, IL PICCOLO DI TRIESTE.
Attraverso una fame per il sensazionalismo e per la caccia alle streghe.
Tre articoli nel giro di 15 giorni che si riferiscono all’accaduto.
Il primo il 26.11.13 “Kostoris definito in aula ebreo da un collega. Un esposto”.

Il secondo il 27.11.13” L’avvocato Kostoris querela il collega Turco

Dopo l’esposto all’Ordine, anche l’azione legale per violazione della legge sulla discriminazione razziale”
Il terzo il 10dicembre del 2013 dello stesso tenore.
In tutti i casi è palese un accanimento mediatico sulla questione.
La lesione della reputazione dell’avvocato Turco è palese: viene messo sotto accusa per aver usato quel sostantivo, che diventa epiteto per il popolo.
Le fonti cui il Piccolo si riporta non sono attendibili, risultano di parte e cercano di screditare un professionista nello svolgimento del proprio lavoro.
E’ una caccia al sensazionalismo, allo scoop a tutti i costi.
E’ palese che si vuole distogliere l’attenzione dai problemi veri, da ciò che c’è dietro.
Il processo va avanti ma la relazione tra l’avvocato e l’assistito prende una brutta strada: ci sono pressioni, la paura di avere a che fare con qualche cosa di impalpabile e di gigantesco che si è messo in moto per schiacciare e demolire la dignità di imputato e di difensore.
L’avvocato Turco non ci sta e chiede una rettifica al giornale. Non vuole scusarsi per  quello che ha detto, vuole far capire al lettore che le cose stanno molto diversamente da quello che la stampa vuole far credere.
C’è rispetto del proprio avversario nelle parole che l’avvocato vuole far pubblicare.
C’è necessità di far vedere che le cose non stanno come sono state paventate.
La lesione della dignità forense del professionista sta nell’essere stato accusato e processato mediaticamente prima del tempo per un sostantivo che sembra dover essere usato esclusivamente come epiteto e no come mero nome.
Il giornale anziché dare il diritto di rettifica dedica un trafiletto nella rubrica segnalazioni il giorno 27.11.13.
In realtà la vicenda si era svolta sulle pagine de “Trieste cronaca”, quindi il diritto di replica secondo legge avrebbe dovuto estrinsecarsi sulle stesse pagine.
In data 27.11.13 l’avvocato chiede il diritto di replica per quanto apparso in quella giornata sulla testata. Ugualmente lo fa dopo il terzo attacco in dicembre 2013.
Le richieste rimangono lettera morta.
Al fine di tutelare la propria immagine, lesa anche dal fatto  che sul Web circola la notizia divulgata da diverse fonti di parte che accusano l’avvocato Turco di antisemitismo, l’avvocato Turco si rivolge al giudice attraverso una istanza d’urgenza ex art 700c.p.c
La risposta del Giudice, dott.ssa Fanelli, è negativa.
Anziché ammettere il diritto di replica rigetta l’istanza una prima volta, dichiarando fumosamente che latente nello scritto di replica ci sarebbe un disprezzo per la controparte ebraica.
Il suo verdetto viene avvalorato dal Collegio, che in seconda istanza viene chiamato a decidere sul reclamo.
Vorrei porre l’attenzione del lettore, in particolare, sulla lettera del secondo ricorso d’urgenza, anch’esso rigettato, in relazione al secondo diritto di replica, datato dicembre 2013, in cui l’avvocato Turco ribadiva con forza la sua estraneità all’accusa di razzismo.
In tale sede, si produceva, così come era stato prodotto in appello per la prima violazione, un corposo scritto difensivo in cui si faceva l’analisi logica della propria richiesta di rettifica, al fine di dimostrare che non vi fossero secondi fini nella richiesta stessa, e che essa fosse dettata da un desiderio di spiegare come “ebreo” fosse da intender come sostantivo e non come epiteto.
Nell’ordinanza della dottoressa Fanelli, pur dando in primo acchito nota del fatto che l’articolo reclamato dall’avvocato “recherebbe la rilevante novità della querela- denuncia alla Procura della Repubblica a carico del ricorrente per violazione della legge sulla discriminazione razziale”, d’altro canto fumosamente riferisce che l’avvocato Turco non mirerebbe ad una rettifica in senso proprio, ma ad altro.
Riferisce l’ordinanza che non sia dato scorgere quali siano gli atti, pensieri, affermazioni a lui attribuiti ritenuti offensivi per la propria reputazione, ovvero in cosa sia consistita la lesione, a parte una generica e astratta affermazione di principio.
In realtà la dottoressa Fanelli simula di non capire come la lesione della dignità sia in re ipsa, ossia nella stessa realtà di essere dalla testata giornalistica additato come razzista, quasi una condanna prima che ci sia stata una sentenza, senza un contradditorio tra le parti.
Si legge ancora che il Piccolo avrebbe semplicemente riportato fatti processuali, senza schierarsi.
Ciò non è vero, perché in realtà la testata giornalistica, alla ricerca del sensazionalismo, non si premura di assicurarsi che le situazioni descritte corrispondano a realtà.
Infatti, ci si attiene alle semplici dichiarazioni di una parte, senza dare all’altra la possibilità di difendersi e lasciandola nell’onta di una si grave affermazione.
L’ordinanza in questione, continua, indica che in realtà l’avvocato Turco altro non vorrebbe che una “orgogliosa auto- difesa o giustificazione o precisazione, (se non addirittura, in senso rafforzativo al là dei proclami di intenti di neutralità, tanto da reiterare concetti quali…) “ e “ al contempo valorizzando ed accentuando, con particolare enfasi, se non disprezzo, la propria diversa appartenenza al popolo friulano, di fede religiosa in Cristo”
Ciò che la giudice intende imbavagliare è un grande diritto all’identità , che non preclude la diversità ma che la valorizza.
Sembra non vi sia più il diritto di manifestare rispetto per l’avversario attraverso una fiera opposizione di culture, ma che per non essere accusati di razzismo si debba tutti uniformarsi ai dettami del benpensante.
Ciò è inadeguato per un pensiero democratico che si possa chiamare tale.
A finire, la giudice afferma che il testo contenuto nella richiesta di rettifica si a sua volta suscettibile di incriminazione penale e che dunque sia da estromettere dall’applicazione dell’art di legge sulla stampa.
Ciò non è conforme a verità, posto che nello scritto si sosteneva semplicemente le ragioni per cui chiamare una persona “ebreo” non fosse in senso dispregiativo.
Ci si chiede come mai in denuncia querela l’avvocato Kostoris possa dire di se stesso di essere un ebreo, mentre la controparte se utilizza lo stesso termine deve essere necessariamente inteso come epiteto di scherno.
E’ facile per il potere della magistratura fermare la presa di posizione di dignità di una persona bloccando un testo semplicemente dicendo che il contenuto è passibile di incriminazione penale SENZA DARE SPIEGAZIONI SULLA FATTISPECIE PENALE CHE ANDREBBE PREFIGURANDOSI.
Si giustifica la giudice dicendo che nello scritto ci sarebbe un “verosimile carattere almeno astrattamente diffamatorio, o forse di più o meno velata istigazione all’odio e alla discriminazione raziale” e ancora “ non senza ancora una volta evidenziare il tono generale non solo di neutrale distacco, bensì di disprezzo, se non di altera superiorità, di cui appare permeato tutto lo scritto”
Quello che ho riportato in virgolette non appare essere una razionale ed oggettiva motivazione della decisione presa, ma in realtà invece una mera presa di posizione soggettiva.
Come il giudice la pensa secondo la propria soggettiva sensibilità, che non è quella generale così come emerge dalla lettera della richiesta di rettifica.
In una parola il testo della ordinanza è una soggettiva presa di posizione come essere umano da parte di un soggetto che dovrebbe essere imparziale, ed applicare la legge.
Infatti, come non notare che dal testo dell’ordinanza, che non verrà purtroppo impugnata, trasale come la pensa il giudice – persona fisica, del tutto avulsa dal dato soggettivo della lettera del testo sottoposto alla attenzione del Tribunale.
Alla fine della fiera i poteri forti e sensazionalistici che stanno dietro alla realtà, manipolandola anziché lasciandola libera da intralci che la schiavizzano, ha avuto la meglio.
Il lettore medio non saprà mai che cosa c’era dietro quella parola, ma si immaginerà –e continuerà a farlo, visto che il contenuto degli articoli incriminati continuerà a circolare su internet – che il sostantivo “ebreo” sia indice sempre e comunque di dispregio di un popolo.
Se il giudice avesse letto correttamente il contenuto dei corposi ricorsi, si sarebbe resa conto che l’imbavagliamento del pensiero porta lo stesso verso un senso unico di intesa, a discapito di chi non ha mezzi per farsi valere, e sempre senza guardare in faccia alla credibilità lesa.
Questa ordinanza ha reso un cittadino schiavo dei poteri mediatici forti e del sensazionalismo.
Ci sarà mai un posto dove il comune mortale può far valere la propria dignità e il proprio diritto a non farsi infangare la propria reputazione?
Non è dato saperlo.


martedì 4 marzo 2014

ABORTO PROCURATO: ODIOSO CRIMINE CONTRO L’UMANITA’ E IMMENSA STRAGE DEGLI INNOCENTI (avv. Luca Campanotto)

ABORTO PROCURATO:
ODIOSO CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ E IMMENSA STRAGE DEGLI INNOCENTI
Rivignano, 29 Settembre 2012
Avv. Luca Campanotto
«Se gli uomini rimanessero incinti, l’aborto sarebbe un sacramento.» cit.
Ogni buona confutazione deve necessariamente partire dalle fallaci parole dell’Avversario.
Questa breve e significativa citazione delle parole uscite (o fatte uscire) dalla bocca di un’anima persa, della quale bisogna avere solamente molta compassione, ben testimonia quanto questa delicatissima problematica, relativa alla stessa natura e dignità dell’uomo (ovviamente nel senso di homo, quale persona umana, e non certo di vir, maschio, o mulier, donna), ultimamente sia stata del tutto impropriamente caricata ad arte, in maniera davvero luciferina (molto sottile; tendente alla contrapposizione; tendente all’autodistruzione), per effetto di pesantissime strumentalizzazioni anche mediatiche, spesso di carattere sessista o confessionale.
La vita umana è il bene sommo, il diritto dei diritti, la fonte stessa di tutti gli altri diritti fondamentali.
Senza vita, non c’è nemmeno esistenza, e tutti gli altri beni non vengono nemmeno in rilievo.
Ogni vita è vita, sempre e comunque; non ha senso parlare di qualità; e comunque è sempre meglio una vita limitata piuttosto che la soppressione.
Nel momento in cui la vita umana perde il suo ineludibile carattere di assoluta indisponibilità, si apre la possibilità della prevaricazione della maggioranza o del più forte sulla minoranza o sul più debole.
Tutti gli abortisti sono diventati tali dopo essersi visti riconoscere dalla generazione precedente quello stesso diritto a nascere che ora vorrebbero negare alla generazione seguente.
Uno Stato che viola il diritto alla vita non merita di esercitare la propria sovranità.
Le leggi ingiuste sono radicalmente nulle e ogni coscienza è chiamata alla resistenza, o quantomeno all’obiezione.
La stessa natura umana, la stessa dignità della donna, la stessa pace sociale sono letteralmente sconvolte dal forcipe della morte (o dai più recenti pesticidi umani) spintisi fino a violare deliberatamente il tabernacolo della vita.
La vita non è né maschile né femminile. La vita è un prius, un antecedente, anche rispetto al sesso (inteso come genere e carattere). La vita è vita ed è sempre e comunque un valore in sé e per sé.
La vita non è né cattolica né non-cattolica né anti-cattolica. La vita è un prius, un antecedente, anche rispetto alla fede, alla confessione, alla religione. L’incommensurabile valore della vita è ben comprensibile anche su un piano meramente razionale.
Grazie a Dio, c’è chi si oppone visceralmente all’aborto procurato anche sulla base di argomenti meramente razionali, in una prospettiva aconfessionale e asessista: www.abortoeragione.it
Ritengo parimenti utile anche un iniziale approfondimento di carattere storico, poiché spesso non viene posta in adeguata evidenza l’origine intrinsecamente totalitaria e autoritaria della legalizzazione dell’aborto procurato, avvenuta per la prima volta in Russia ad opera del regime marxista-leninista nel 1917 subito dopo la Rivoluzione d’Ottobre e introdotta anche nella Germania del 1936 solamente pochi anni dopo la definitiva presa del potere da parte della dittatura nazista. Solo successivamente, dopo la Seconda Guerra Mondiale, la pratica abortiva di Stato viene introdotta per legge anche in altri Paesi. All’U.R.S.S. si adeguano Cina, Stati satelliti europei, persino regimi sì di ispirazione comunista ma non allineati, come quello della Jugoslavia di Tito. Nei Paesi occidentali cosiddetti “liberi”, l’aborto procurato viene legalizzato per una via a ben guardare non molto dissimile, visto che in Occidente tutto è partito dall’Inghilterra, che fin dagli anni trenta (quando qualche inglese destrorso aveva ancora degli spazi politici per coltivare simpatie naziste) risultava tutta pervasa dal delirio edonistico ed eugenetico di Aldous Huxley, diffusissimo assieme al suo romanzo sul cosiddetto “mondo nuovo”, di derivazione darwinista e materialista, con sorprendenti affinità naziste, naturalmente innestato sul classico sostrato di secolarizzazione protestante visceralmente anticattolico tipico dei Paesi anglosassoni, per i quali l’Abortion Act inglese del 1967 costituirà un riferimento anche “giuridico” ben presto emulato in tutto l’Occidente controllato dalle più varie massonerie, prima negli Stati Uniti (famosa sentenza Roe vs. Wade del 1973), poi in Francia (1974), infine, gradualmente, in tutti i Paesi dell’attuale Unione Europea, tra cui l’Italia (e con la L. 194/78 non è stata affatto l’ultima). A mio avviso, non è un caso che invece la Germania sia rientrata nel club degli Stati abortisti molti anni dopo rispetto all’Italia, solamente nel 1992, con grande tormento interiore e continui tentativi di rimediare a certi gravissimi errori. Nel Terzo Mondo la contraccezione e la conseguente banalizzazione dell’aborto procurato sono ancor oggi sostenuti in tutti i modi, e non solamente dai grandi poteri occulti anche economici (che magari li producono o li forniscono su scala industriale), ma anche dalle stesse agenzie dell’ONU che dovrebbero occuparsi di infanzia. Chiunque propagandi la legislazione abortiva quasi fosse una conquista di “civiltà” o di “libertà”, dovrebbe sempre considerare i ben poco edificanti contesti di oppressione, di violenza, di negazione dei diritti fondamentali dell’uomo dai quali storicamente certe “leggi” sono sempre scaturite. Chi crede che non ci siano più dittature nella nostra Unione Europea è pregato di leggere fino in fondo questo mio contributo. Non aggiungo altro, rimandando per il resto a questo sintetico e interessante link storico, che si interessa di ricostruire brevemente anche quanto avvenuto, fino ai nostri giorni, nel contesto italiano, ovverosia in quello che qui di seguito esamineremo più da vicino: http://www.associazione-vogliovivere.it/notizie/552-16032011-la-procreazione-e-finita
Segnalo anche questo interessante approfondimento dialogico e divulgativo sull’aborto procurato http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/50%20domande%20e%20risposte%20sull’aborto.htm , che però fa leva su argomenti di carattere confessionale, i quali tuttavia, a mio modo di vedere, non per questo risultano meno ragionevoli, anche in considerazione del fatto che tutti, cattolici compresi, e non solamente i radical-chic, hanno il fondamentale diritto di dire come la pensano (quando poi si passa dalla semplice manifestazione del proprio pensiero alla spesso irreparabile sua attuazione concreta … le cose si complicano … e soprattutto quando certe imposizioni, alla prova degli obiettivi riscontri in fatto e in diritto, qui di seguito riassunti, finiscono poi per risultare amaramente del tutto infondate … e pensare che inizialmente sono state pompate in ogni modo, soprattutto dal punto di vista mediatico, quando si trattava di farle “digerire”, magari dall’alto, ad una opinione pubblica spesso sfornita di tutti gli elementi di informazione e del tutto impreparata per un giudizio sereno e maturo http://difendilavita.altervista.org/tappe_massoniche_politica.html , con influenze da parte di oscuri gruppi di potere sullo stesso sistema democratico e sulle sue determinazioni http://difendilavita.altervista.org/pianificazione_mondiale_aborto.html , tutto fuorché sostanzialmente libere) …
Invito tutti, lettori e lettrici, a staccarsi, almeno per un momento, la spina di matrix, e a seguirmi, in questo interessante viaggio, che spero aprirà loro gli occhi: sarà dura e farà male, ma non c’è davvero altra via per smascherare il gigantesco inganno che, nel silenzio generale, sta continuando a seminare morte in tutto il mondo, più di tutte le guerre finora combattute …
Vorrei soffermarmi con particolare attenzione sulle principali questioni GIURIDICHE riguardanti l’aborto procurato nell’ordinamento giuridico italiano.
Più rileggo la Costituzione e più mi rendo conto di quanto sia pervasa da uno spirito anti-abortista.
Il diritto alla vita non è espressamente nominato, ma una interpretazione sistematica dei numerosi riferimenti costituzionali espressi che risultano comunque anche solo analogicamente pertinenti rispetto alle nostre tematiche dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio come i Costituenti avessero sicuramente inteso tutelarlo al di sopra di ogni altro bene giuridico.
Si dice comunemente che la Costituzione italiana è personalista, proprio perché pone al centro la persona umana.
Mi chiedo e vi chiedo: quali forzature del sistema costituzionale si sono ricercate e attuate, ad ogni costo, per inventare una foglia di fico in grado di costruire artificiosamente l’alibi necessario per rendere “compatibile” con la Costituzione della Repubblica Italiana la L. 194/78 ?
Vediamole assieme, qui di seguito, in una estrema sintesi.
Art. 2 Costituzione
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e chiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Ci sono intere biblioteche su questo riconoscimento dei diritti fondamentali della persona umana.
Tale riconoscimento dovrebbe essere meramente rivelativo di posizioni giuridiche soggettive connaturate all’uomo, e quindi pregiuridiche, ovverosia naturali, anche se ultimamente, in questo periodo di crisi etica, l’imperante tendenza sempre più generalizzata nella prassi spinge per l’interpretazione della Costituzione sulla base delle leggi ordinarie che vengono di volta in volta approvate dalle mutevoli maggioranze, aprendo quindi pericolose falle all’incertezza del diritto e all’abuso della maggioranza o del giudice, fino a far coincidere la stessa Costituzione con gli umori espressi nella contingente legislazione positiva o in ardite costruzioni giurisprudenziali, finendo per compromettere la stessa giuridicità dei precetti costituzionali, invece di rafforzarla, col rischio che ciò si traduca in una vera e propria eterogenesi dei fini e in un irrimediabile sacrificio, in definitiva, della libertà di tutti, perché la Costituzione italiana dovrebbe essere rigida, visto che le Costituzioni elastiche si sono tutte storicamente rivelate terreno fertile per le dittature o comunque per lo sviluppo di regimi tendenti sostanzialmente a svuotare completamente tutto il sistema, “democratico” per mera facciata, della propria democraticità, la quale, lungi dal risultare effettiva, è stata spesso ridotta, e non solamente in materia bioetica, a qualcosa di meramente formale, ovverosia al fantasma di sé stessa.
Il sistema democratico non è necessariamente contrario al rispetto della vita umana; dipende semplicemente da quali scelte viene (a volte mediaticamente) orientato a compiere.
Dobbiamo ritornare urgentemente allo studio meramente rivelativo e dichiarativo del diritto naturale, inteso in senso oggettivo e razionale, in quanto unico riferimento fedele e anzi aderente alla stessa natura intrinseca della persona umana, per ciò che l’uomo è, e quindi, secondo la scuola parmenidea e la filosofia classica anche pre-cristiana, per ciò che deve necessariamente essere: http://www.federvitapiemonte.it/html/nav_La_194_e_il_diritto_naturale.php
Ultimamente, invece, si stanno aprendo spazi per subdole truffe delle etichette nella forma, spesso pompate mediaticamente dall’alto, con devastanti conseguenze pratiche, soprattutto quando si tratta di questioni bioetiche in generale, e di aborto in particolare.
Ricordiamoci sempre che abortire significa cancellare totalmente e definitivamente una persona umana, che quindi non potrà mai più svolgere la sua personalità. Ogni aborto procurato cambia la storia. Da quando è in vigore la L. 194/78, circa CINQUE MILIONI di bambini, solo in Italia, sono stati “legalmente” cancellati e anzi maciullati: qui si tratta di un vero e proprio olocausto dimenticato. La gravità e l’urgenza della questione risultano di tutta evidenza.
Quando si ha una persona umana? Quando l’art. 2 Cost. diviene applicabile?
Lo zigote umano diventa vera e propria persona subito dopo la fecondazione, con il concepimento http://www.federvitapiemonte.it/html/nav_Lembrione_umano_oggetto_o_persona.php
La scienza http://difendilavita.altervista.org/testimonianze_mediche.html dice che lo zigote unicellulare, ovunque si trovi, ha tutto in sé, subito dopo la fecondazione, che avviene naturalmente nelle tube al momento dell’unione dei cromosomi maschili portati dallo spermatozoo con quelli femminili all’interno dell’uovo, e che quindi l’uomo, la persona umana, con una sua identità genetica e biologica completa, unica e irripetibile (e, per i credenti, anche con la propria anima immortale), nasce come essere vivente, già in atto, in realtà, già con il suo concepimento. Quelle successive sono semplici fasi di crescita e sviluppo dello stesso e unico individuo, secondo quanto interamente fissato per sempre già al momento della fecondazione e del concepimento http://difendilavita.altervista.org/sviluppo_prenatale.html Il DNA dello zigote unicellulare è uguale a quello della morula, dell’embrione, del feto, del neonato, dell’infante, del bambino, del ragazzo o della ragazza, del giovane o della giovane, dell’uomo o della donna maturi, degli anziani, dei vecchi, dei non-autosufficienti, degli agonizzanti, dei morenti. Un milligrammo d’oro ha la stessa qualità sostanziale di una tonnellata d’oro, ieri, oggi, domani, sempre. Se si inizia a mettere in dubbio anche questo, non si sa dove gradualmente, step by step, si potrebbe andare a finire, anche solamente in un prossimo futuro.
Nonostante tali assunti risultino ben difficilmente controvertibili anche dal punto di vista scientifico, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 1985, ha iniziato a parlare, confondendo vita umana attuale con vitalità futura, anche di annidamento dell’embrione nell’endometrio dell’utero, quale ulteriore condizione per aversi persona umana: c’era forse qualcuno, ovviamente del tutto disinteressato dal punto di vista economico, che aveva bisogno di far passare certe spirali o certi effetti che almeno in alcuni casi hanno certe pillole “di emergenza” per contraccettivi, quando almeno in una percentuale non trascurabile di casi piuttosto censurati al grande pubblico sono in realtà abortivi http://www.comitatoveritaevita.it/pub/nav_Pillola_del_giorno_dopo.php e da ultimo si veda anche http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2055&testo_ricerca=chimico (mi permetto di paragonare certe percentuali alla segreta cartuccia a salve inserita a sorte nelle armi distribuite ai soldati del plotone di esecuzione), oppure che aveva bisogno di embrioni non ancora impiantati o magari di feti “legalmente” abortiti, magari ancora vivi, per esperimenti o attività varie http://www.piccolimartiri.blogspot.it/2011/03/il-prezzo-di-una-giovinezza-eterna.html … ivi comprese le manipolazioni recentemente previste anche in Italia dalla L. 40/04, sulla cosiddetta “procreazione medicalmente assistita” (una specie di altra faccia della stessa medaglia rispetto all’aborto: da una parte si distrugge l’uomo negli ospedali; dall’altra lo si costruisce in laboratorio), che reificano e sacrificano molti embrioni umani, soprattutto quando i congelatori si rompono, com’è recentemente successo ad esempio a Roma: si tratta di una legge oltremodo discutibile, ma certamente non nel senso proposto dai radicali; forse uno dei pochi elementi positivi che ha finito per introdurre risulta costituito dalla disposizione incriminatrice contro il grave delitto di clonazione umana; per il resto, oltre a rendere artificiale l’origine della persona umana, la L. 40/04 non risulta minimamente in grado di garantirne una effettiva tutela quantomeno nelle fasi iniziali del suo sviluppo, proprio in quanto auto-subordinatasi alle incredibili logiche, almeno in parte anche eugenetiche, proprie della L. 194/78, cui viene fatto espresso rinvio, come ha ampiamente dimostrato anche la recente sentenza della Corte CEDU di Strasburgo, evidenziando la contraddittorietà dell’ordinamento giuridico italiano (per eliminare tale problema, basterebbe eliminare, tra i due termini di confronto in contraddizione tra loro, proprio la L. 194/78 sull’aborto procurato): http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2469
Nonostante l’incipit di tale recente L. 40/04, facendo espresso riferimento anche al concepito, usi le stesse iniziali foglie di fico più che altro teoriche cui fece ricorso ad altri fini anche la L. 194/78, il nostro diritto positivo segue ancor oggi la primitiva regola, definita in un contesto romanistico classico che non si rendeva nemmeno conto di che cosa fosse il DNA e che quindi non godeva di tutti gli strumenti necessari per dichiarazioni affidabili sul diritto naturale, secondo la quale alle persone fisiche (ovverosia agli esseri umani) viene attribuita la personalità giuridica (ovverosia l’idoneità personale a divenire veri e propri soggetti dell’ordinamento giuridico e quindi titolari di diritti ed obblighi) solamente se si tratti di soggetto umano che sia già nato vivo nel senso tradizionale del termine (per la precisione, il Codice Penale Rocco parifica il feto alla persona umana a partire dall’inizio del parto e quindi dalla rottura delle acque, e la L. 194/78 obbliga i medici e il personale sanitario ad assicurare le cure ai feti comunque nati vivi, anche se a seguito di aborto e indipendentemente dalla loro vitalità futura – ben diversa dalla loro semplice attualità in vita, unico presupposto legislativamente previsto per la determinazione dell’immediata insorgenza degli obblighi di assistenza, penalmente sanzionati –, per quanto tale preciso ed espresso obbligo legale risulti molte volte disatteso in maniera più o meno plateale e non si sappia nemmeno se le varie Procure, sempre vincolate ad esercitare obbligatoriamente l’azione penale ex art. 112 Cost., abbiano sempre e in ogni caso aperto quantomeno qualche indagine penale su questi recenti e inqualificabili episodi di cronaca, come quello recentemente avvenuto in quel di Firenze http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=4150 o quello che sempre di recente ha avuto luogo a Roma http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=4157 o quello davvero incredibile che ha recentissimamente sconvolto l’ospedale di Rossano Calabro (Cosenza) http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=126228 , veri e propri reati che, se non altro, sono riusciti a rompere per qualche attimo, anche sui media tradizionali, la pesantissima cappa di generalizzato se non omertoso silenzio che di solito circonda le attività abortive in Italia http://www.comitatoveritaevita.it/pub/nav_Denunciare_gli_abusi_e_imparare_dagli_errori.php). L’art. 1 del Codice Civile, che ha recepito tale primitiva regola sulla nascita per parto, oramai destituita di qualsiasi base scientifica, ha ugualmente svolto la funzione di parametro interpretativo, con nefasti effetti generali, nell’ambito del giudizio di legittimità costituzionale che ebbe ad oggetto la normativa penale che, prima dell’approvazione dell’attuale L. 194/78, vietava l’aborto procurato anche col consenso della gestante.
Quand’anche non fosse assolutamente certa la sua natura umana, l’embrione umano dovrebbe risultare comunque intangibile, sulla base di un principio di precauzione: così come lo Stato si astiene dal condannare un imputato se non vi è positivo riscontro, al di là di ogni ragionevole dubbio, della sua colpevolezza, secondo il famoso brocardo in dubio pro reo, allo stesso modo lo Stato dovrebbe astenersi, contestualmente ordinando imperativamente a tutti i consociati di regolarsi allo stesso modo, dal maciullare un essere innocente potenzialmente umano, secondo un nuovo brocardo in dubio pro homo.
Sono sempre più convinto che il grado di civiltà giuridica degli Stati, nel XXI Secolo, verrà giudicato sulla base del loro atteggiamento nei confronti degli embrioni umani: l’antischiavismo del nostro tempo consiste nel battersi per il pieno riconoscimento dei diritti del concepito, che non può venir reificato al livello di oggetto, quasi fosse un’appendice del corpo della madre (in realtà è della madre solamente per metà) o materiale biologico sul quale lasciar sbizzarrire le più perverse curiosità sperimentali, ma andrà viceversa riconosciuto per quello che scientificamente è, già in atto, ovverosia un appartenente al genere umano, e quindi una vera e propria persona umana, e quindi un vero e proprio soggetto, che l’ordinamento giuridico non può non riconoscere e garantire.
Art. 3 Costituzione
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
La condizione personale di iniziale sviluppo dell’embrione umano non dovrebbe risultare minimamente rilevante dal punto di vista giuridico, né potrebbe fondare alcuna discriminazione nemmeno la diversa condizione personale costituita da eventuali difetti o malformazioni del nascituro, o quella costituita dalle particolari circostanze nelle quali è avvenuto il concepimento.
Le malformazioni o i difetti, magari facilmente operabili, non si possono combattere cancellando tutta la persona che ne è portatrice; una legge che lo consentisse sarebbe eugenetica; non siamo molto diversi dai nazisti: http://www.federvitapiemonte.it/html/nav_Laborto_eugenetico.php
Le discriminazioni tra gli embrioni sulla base del loro sesso sono particolarmente odiose.
Si parla di zigote, di embrione, di feto usando il genere maschile solamente perché la lingua italiana ha perso il genere neutro … come la mettiamo quando i bambini sono femmine?
Le condizioni personali di particolare debolezza possono giustificare solo maggiore protezione.
L’aborto procurato, a mio modo di vedere, è la prima delle cause che impediscono lo sviluppo della persona umana, oltre a colpire totalmente e irrimediabilmente il reale soggetto più debole, oltre che sempre e per definizione innocente.
In relazione all’aborto, invece, si registrano comunemente almeno tre diverse interpretazioni, su di una delle disposizioni più importanti di tutta la Carta. Vediamole brevemente.
Secondo l’interpretazione degli abortisti convinti, l’aborto sarebbe quasi una misura positiva, quasi una azione positiva, che vedrebbe come soggetto debole esclusivamente la donna, la quale dovrebbe emergere a tutti i costi, anche a costo di farla camminare sui cadaveri dei suoi figli maciullati, solamente perché non ancora nati. L’aborto procurato, in realtà, è invece misura negativa, poiché distrugge completamente e irrimediabilmente il soggetto umano più debole coinvolto. Siamo alla legge del più forte. O all’aborto usato come contraccettivo (le stesse statistiche ufficiali del Ministero della Salute testimoniano come la foglia di fico consacrata nell’ambito del primo articolo della L. 194/78 viene clamorosamente contraddetta nei fatti, da quella che in realtà risulta la prima causa di aborto procurato in Italia, costituita dalle semplici gravidanze indesiderate e dall’uso del tutto improprio delle pratiche abortive quali metodi di controllo delle nascite, visto che le donne che maggiormente praticano la cosiddetta I.V.G. sono coniugate, né separate né divorziate, nell’età più favorevole, con non più di due figli, evidentemente limitati a ogni costo, anche ricorrendo all’aborto procurato, magari ripetutamente, visto che i tassi di recidività di questa categoria di donne sono drammaticamente alti), e tutto ciò, peraltro, in uno dei Paesi, qual è soprattutto ultimamente l’Italia, che risultano anagraficamente più vecchi di tutta l’Europa http://www.alleanzacattolica.org/indici/articoli/mantovanoa256_257.htm )
Secondo l’interpretazione chiaramente compromissoria della Corte Costituzionale (discutibile Sentenza 27/75: in poche righe sta un pesante avallo alla condanna a morte per milioni di bambini non ancora nati, di lì a poco sancita dalla tuttora vigente legislazione speciale), si tratterebbe (molto teoricamente) di una soluzione meramente tollerata dall’ordinamento, nel conflitto tra contrapposti diritti costituzionali confliggenti (in considerazione comunque di tutti i rischi che la donna finisce per correre facendo ricorso all’aborto, sia a livello fisico – es. maggiore rischio di insorgenza di cancro a un seno che si stava naturalmente accingendo ad allattare un figlio artificialmente tolto di mezzo http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1898 – sia a livello psichico o psicologico – es. si parla ormai comunemente, anche in psicologia, di sindrome post-aborto http://www.postaborto.it/ e http://www.progettorachele.org/ –, sembra comunque arduo risulti davvero pertinente tale riferimento fatto al diritto alla salute, ma la Corte Costituzionale doveva pur cercare, in qualche modo, una qualche foglia di fico presentabile, che andasse oltre il semplice capriccio della donna, per porla sull’altro piatto della sua bilancia, rispetto alla vita stessa del nascituro):
per la rarissima percentuale di aborti giustificabili, in reale stato di necessità (ciò secondo una morale laica, o comunque secondo il Codice Penale Rocco; Santa Gianna Beretta Molla, medico e madre di famiglia, non la pensava affatto così, tant’è che ha coscientemente ritenuto l’aborto sempre e comunque ingiustificabile, offrendo consapevolmente la propria vita al posto di quella della propria figlia http://www.santiebeati.it/Detailed/51200.html ; dal punto di vista giuridico, lo definirei un esempio evidente di quanto l’ordinamento giuridico italiano, diversamente rispetto alla morale cattolica, rimane neutrale qualora si verifichino i presupposti della scriminante cosiddetta amorale dello stato di necessità), per salvare la vita della madre o comunque evitarle un altro grave pregiudizio alla persona altrimenti inevitabile, sarebbe bastata la scriminante già prevista dall’art. 54 c.p. in via generale; la Corte Costituzionale non ha tuttavia ritenuto sufficiente, nella specifica situazione della gravidanza, tale scriminante generale, poiché non ha posto sullo stesso piano una vita umana rispetto ad un’altra vita umana (come la stessa Costituzione sembrava espressamente suggerire), ovverosia non ha posto sullo stesso piano la vita della madre e la vita del concepito, secondo una scelta alquanto criticabile, influenzata anche dalla discutibile tradizione giuridica romanistica prima richiamata, ovverosia dalla regola secondo la quale l’embrione o il feto (la Consulta parla di «prodotto del concepimento» e forse si sarebbero potute anche trovare parole meno reificanti, per un soggetto umano che la stessa Corte ha contestualmente ritenuto sussumibile nell’ambito del citato art. 2 Cost.) sarebbero persone umane solamente “in potenza” (si è finiti per sostenere una tesi giuridica tralatizia, in realtà priva di reale fondamento scientifico); da ciò è derivato un primo spiraglio per uno speciale allargamento della citata scriminante, mediante una declaratoria di parziale accoglimento della questione di legittimità costituzionale prospettata e quindi di parziale annullamento della disposizione incriminatrice precedentemente in vigore, nel caso di pericolo anche solamente potenziale e non necessariamente attuale, e non solamente per la vita ma anche per la più semplice salute della madre, che viene ritenuta unico soggetto in atto e quindi preferita rispetto al soggetto “in potenza”, e persino rispetto al primo dei diritti di quest’ultimo, qual è quello alla vita (non siamo lontani dal delirio di onnipotenza insito nel decidere chi vive, o vive meglio, e chi muore); alla fine della sua stringatissima motivazione, la Corte si lava pilatescamente le mani lanciando un monito al legislatore affinché provveda a garantire per legge (viene così aperta la fessura che solo qualche anno dopo si allargherà ulteriormente nella falla costituita dalla L. 194/78, oltre all’inondazione provocata da successive prassi applicative di fatto sempre più lassiste – i sostenitori della cultura della morte, non certo a caso, stanno seguendo la stessa tecnica anche in materia di fine-vita: si trova un caso limite che possa far da causa pilota; ci si costruisce sopra un processo, o anche più processi, fino ad arrivare ad un pronunciamento giurisdizionale allineato coi propri obiettivi, per quanto discutibile e forzato: da quando idratazione e alimentazione sarebbero cure, e quindi rinunciabili? ammesso e non concesso poi che certi atti siano leciti, dovrebbero essere personalissimi, e quindi non delegabili o esprimibili per interposta persona, qual è ad esempio un tutore, come pure è del tutto incredibilmente avvenuto nel famoso caso Englaro http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2460; visto che l’incredibile sentenza della Corte di Cassazione sul noto caso Englaro, contrariamente a quella della Corte Costituzionale sull’aborto, non produce alcun effetto di annullamento legislativo erga omnes, limitandosi a regolare un singolo caso concreto, attualmente, in area radical-chic, si sta già passando, step by step, all’ulteriore step, costituito dai progetti di legge sul cosiddetto “testamento biologico”, la cui unica utilità non è quella di colmare inesistenti lacune legislative, nella immutata vigenza generale della norma incriminatrice sull’omicidio del consenziente, quanto piuttosto quella di avvicinare l’Italia agli Stati che di fatto praticano oramai in maniera sistematica l’eliminazione legale dei soggetti umani non più autosufficienti, costituente molto semplicemente un moderno riciclo, molto “democratico” e “civile”, di pratiche naziste) un serio (come attuare concretamente un monito del genere? di fatto, nell’attuale prassi, viene disapplicato, almeno entro i primi tre mesi di gestazione) accertamento medico sull’effettiva sussistenza dei presupposti giustificativi della nuova e più ampia scriminante speciale contestualmente coniata dal suo dispositivo di parziale annullamento (questa sentenza risulta stranissima anche perché, contestualmente, si è deciso per l’annullamento e, allo stesso tempo, lanciato un monito, e ciò nell’ambito dello stesso provvedimento); ad ogni buon conto, il progresso delle scienze mediche, ad esempio nell’assistenza ai bambini prematuri ( http://www.prematuri.it ), sta aumentando sempre di più la possibilità che il feto possa curarsi in utero o svilupparsi fuori dall’utero e sta rendendo sempre più bassa la probabilità che attualmente si verifichi davvero un vero e proprio conflitto insanabile e altrimenti inevitabile tra la salute della madre e la vita del concepito; il giuramento ippocratico (ma il giuramento di Ippocrate, oggi, è sempre più spesso quello degli ipocriti) vorrebbe per l’appunto che il medico guardasse sempre alla donna in gravidanza come a un insieme temporaneo di almeno due pazienti, che meritano la stessa attenzione, avendo entrambi piena dignità ( http://www.provincia.bz.it/sanita/download/Messner-ita.pdf ), ma non crediate che quella del famoso dott. Mengele sia una sottospecie che si è davvero estinta col nazismo ( http://www.ilfoglio.it/soloqui/66 );
nel disperato tentativo di assicurare copertura costituzionale alla stragrande maggioranza degli aborti procurati attualmente praticati “legalmente” in Italia (circa 120.000-130.000 all’anno, in totale, solo in Italia, tenendo bassa la cifra), derivati da quelle che nella sostanza sono semplicemente delle gravidanze indesiderate, la L. 194/78 ha successivamente fatto ricorso alla discutibile e comunque evanescente categoria della salute psichica della donna (di fatto insindacabile, almeno nei primi novanta giorni dal concepimento; basta che la donna la dichiari, a un medico, anche generico, che spesso si limita a prenderne atto: risulta interessante il fatto che non venga tenuta una statistica al fine di registrare quelle che probabilmente sono le quasi nulle discrasie tra le preliminari richieste di contatto da parte delle gestanti, i certificati rilasciati in esito a tali colloqui prodromici all’intervento e le cosiddette I.V.G. effettivamente eseguite ordinariamente di lì a pochi giorni, ma forse si vuole proprio evitare di rendere palese l’inesistente efficacia dissuasiva di quanto attualmente e ipocritamente previsto da questa legge sostanzialmente assassina, anche perché la donna che in Italia si orienta anche solo inizialmente per l’aborto procurato prima di decidere si ritroverà a colloquiare, per legge, solo ed esclusivamente con personale medico abortista); è così che la prassi ha di fatto allargato ancor di più le maglie del diritto: di fatto, in Italia, vige attualmente un “diritto” (anche se la Corte Costituzionale si è degnata di non qualificarlo così, al pari della Corte di Cassazione, che ha ripetutamente puntualizzato anche di recente che, se esiste un vero e proprio diritto, si tratta di quello a nascere, rigettando quindi, per carenza di antigiuridicità, la bizzarra domanda di un soggetto in assurda contraddizione vivente che, proprio in quanto fatto nascere, ha potuto chiedere un risarcimento per non esser stato abortito anche se malformato, tanto per mettere in evidenza quanto alcuni di noi uomini siano oggigiorno completamente pervasi da una cultura della morte sempre più diffusa) di vita e di morte della sola madre sul figlio concepito, da esercitarsi secondo una velocissima procedura, di fatto meramente formale, entro i primi novanta giorni di gestazione (che differenza c’è il novantunesimo giorno? come si dimostra qual è stato il primo giorno? questo è uno dei pochi casi nei quali l’ordinamento giuridico fa dipendere una vita dalla parola di un soggetto controinteressato; auguriamoci di non vederne coniati presto degli altri, di questi casi, ad esempio quanto a fine-vita e a cosiddetto “testamento biologico”);
ecco come si è di fatto arrivati ad una applicazione dell’aborto procurato pro-choice, per la scelta, al punto che vi è già qualcuno che parla di “diritto” all’aborto, che invece, se eseguito o comunque provocato al di fuori della procedura ex L. 194/78 (trattasi peraltro di procedura che di fatto risulta meramente formale, quantomeno nei primi tre mesi di gravidanza), risulta ancora punito quale vero e proprio delitto (e addirittura nella forma anche solamente preterintenzionale o colposa);
la terza interpretazione di questi principi fondamentali, pro-life, per la vita, fa invece riferimento all’uguaglianza tra tutti i soggetti umani viventi coinvolti; prima di tutto viene la vita, e ogni vita è uguale alle altre; visto che chi nega la vita nega tutto, la donna in gravidanza sarebbe necessariamente chiamata, dalla sua stessa natura, a sacrificare temporaneamente un po’ della sua libertà per non sacrificare completamente un innocente; se le loro madri non le avessero partorite, certe madri non avrebbero oggi potuto disporre della vita dei loro bambini abortiti; in sintesi, risulta davvero urgente riportare effettivamente l’ordinamento penale a quella assoluta indisponibilità del bene giuridico costituito dalla vita umana, che ci veniva giustamente trasmessa per prima tra i fondamentali principi generali del diritto sin dai primi anni dell’università, ma che ultimamente risulta condizionata da incredibili eccezioni, da riassorbire al più presto, prima che sia troppo tardi: il vero problema dell’aborto procurato non è chi può deciderlo, né a quali condizioni può deciderlo, quanto piuttosto il fatto che qualcuno possa lecitamente deciderlo.
L’uomo si realizza come padre; la donna si realizza come madre; non si può forzare la natura.
L’uomo di oggi, nel suo smisurato egoismo, si illude di poter decidere e disporre della propria vita e di quella degli altri.
Art. 24 Costituzione
Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
Le procedure abortive si svolgono non solamente in segreto e senza possibilità di reclamo, ma soprattutto senza alcuna difesa tecnica per il concepito, che rischia di venir e anzi viene regolarmente cancellato e anzi maciullato totalmente e radicalmente. Una situazione del genere si commenta da sola. Come cittadino e come avvocato la trovo semplicemente INQUALIFICABILE e INTOLLERABILE.
Un grande uomo e un grande avvocato, che non era cristiano ma guardava al cristianesimo, una volta ha detto: mi sembra chiaro come il sole che l’aborto è un omicidio. Si chiamava Gandhi.
Art. 27 co. 1 Costituzione
La responsabilità penale è personale.
Il problema della possibilità di aborto in caso di stupro è univocamente risolto: non è possibile attuare una rappresaglia “purificatrice” (che non cancella nulla, e anzi aggiunge male a male), punendo un terzo soggetto che non ha alcuna colpa della condotta del padre e che risulta comunque figlio anche della stessa madre, vittima di una violenza dalla quale potrebbe comunque trarsi un bene maggiore, se vi fosse una mentalità maggiormente aperta alla vita, che riuscisse a dare tempo al tempo: http://www.federvitapiemonte.it/html/nav_Aborto_per_violenza_subita.php
Se la responsabilità oggettiva (e in questo caso sarebbe addirittura per un fatto altrui) viene pacificamente esclusa in materia criminale, a maggior ragione andrà necessariamente esclusa per gli innocenti: http://www.portaledibioetica.it/documenti/000218/000218.htm
Non si può infliggere un male a un soggetto che non ha commesso alcun male.
Art. 27 co. 4 Costituzione
Non è ammessa la pena di morte. (regola ulteriormente rafforzata dalla riforma ex L. Cost. 1/07)
Questo principio costituzionale si commenta da solo.
Ciò che questa Repubblica, in considerazione del rispetto comunque dovuto alla vita umana, non può MAI infliggere nemmeno ai peggiori criminali … a maggior ragione non potrebbe MAI venir comminato, PER NESSUN MOTIVO, a un soggetto per definizione innocente.
Anche la tortura è vietata, da numerose convenzioni internazionali, persino per i criminali, eppure, in Italia, i feti (con la nona settimana di gestazione hanno già sviluppato un proprio apparato nervoso-sensoriale, e quindi possono sentir dolore) che non finiscono prima maciullati vivi dalle cannule taglienti dei potenti aspiratori di carne umana dei nostri pubblici ospedali che ne fanno poltiglia sanguinolenta (isterosuzione http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2260) di solito vengono successivamente smembrati vivi, pezzo dopo pezzo, in utero, iniziando dalla graduale disarticolazione degli arti, con successivo spappolamento della testa e fuoriuscita del materiale cerebrale, prima di venir gradualmente asportati, per esser quindi ricomposti, e poi smaltiti sempre tra i rifiuti sanitari, e tutto ciò senza nemmeno anestesia, forse al fine di negare ostinatamente persino la loro stessa natura umana. A QUESTO RIGUARDO VA DIFFUSO UNO SCONVOLGENTE VIDEO, SU UNA PROCEDURA CHIRURGICA ABORTIVA ABBASTANZA DIFFUSA ANCHE IN ITALIA, PER GLI ABORTI NEL SECONDO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA (CONSENTITI E FREQUENTI IN CASO DI DIFETTI O MALFORMAZIONI DEL FETO, PERALTRO A VOLTE RIVELATISI POI INESISTENTI); LO RITENGO UN VIDEO UTILE A SVEGLIARE LE COSCIENZE, CHE TUTTI GLI ELETTORI DOVREBBERO NECESSARIAMENTE SFORZARSI DI GUARDARE, PER RENDERSI BEN CONTO, AL DI LÀ DI TANTE PAROLE, DI CHE COS’È DAVVERO UN ABORTO; SE QUESTO SUO SACRIFICIO CI FARÀ FINALMENTE COMPRENDERE CHE L’ABORTO È UN VERO E PROPRIO OMICIDIO, QUESTO BAMBINO NON SARÀ MORTO INVANO: http://www.youtube.com/watch?v=U9_mo0CCVgk
DOPO AVER VISTO QUESTO VIDEO HO CAPITO IL MOTIVO PER IL QUALE EISENHOWER DIEDE DISPOSIZIONE CHE I CIVILI TEDESCHI VENISSERO COSTRETTI A VISITARE I CAMPI DI STERMINIO NAZISTI SUBITO DOPO LA LIBERAZIONE DELLA GERMANIA
L’aborto chimico con la Ru486, pesticida umano, fa praticamente morire lentamente di fame il nascituro (si tratta quasi del bunker della fame di Auschwitz) e può comportare il fatto che la madre conviva col figlio abortito ancora in grembo anche per giorni, prima dell’effettiva espulsione, che può avvenire anche nel water domestico, se la donna firma la liberatoria alla struttura sanitaria, che sarebbe invece chiamata ad assisterla fino all’espulsione del feto in ospedale, anche perché sembra che certe nuove pillole vadano usate sempre e solo avendo una unità coronarica completa ed efficiente a portata di mano pronta all’impiego qualora dovesse rendersi necessaria la rianimazione della gestante; nonostante tutte queste controindicazioni, sembra che i medici abortisti (o le lobby farmaceutiche che certe pillole producono e vendono) quasi preferiscano l’aborto chimico a quello chirurgico … sembra quasi che l’aborto chimico sia o meglio venga fatto passare quale “l’ultimo ritrovato”, quasi in grado di alleggerire quello che anche i siti femministi definiscono “uno dei momenti più difficili della vita di una donna” … in caso di aborto chimico le esperienze delle dirette interessate, che durante gli aborti chirurgici vengono almeno anestetizzate (assieme alle nostre coscienze, ma non al nascituro da sopprimere, cui non danno nemmeno una morte indolore), sono ancor più cariche di tragicità, assicurata anche dalla ben diversa possibilità, scaricata sulla donna, di percepire direttamente quanto sta avvenendo, proprio mentre avviene http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=216&testo_ricerca=ru486
Non vorrei comunque soffermarmi troppo sulle varie tecniche abortive, visto che la pena di morte è sempre e comunque vietata, a prescindere dalle modalità di esecuzione cui si potrebbe far ricorso per infliggerla. Mi limito qui di seguito a fornire un link che reca qualche elemento sintetico: http://difendilavita.altervista.org/tecniche_abortive.html
Art. 30 co. 1 Costituzione
È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.
Primo dovere dei genitori è quello di lasciare che i figli vengano naturalmente alla luce anche se concepiti in un contesto difficile. La continenza è l’unico metodo contraccettivo (oltre che profilattico) infallibile (oltre a rivelarsi addirittura umanamente formativa, prima del matrimonio, almeno secondo l’esperienza di vita di alcuni http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2456 ). Se gli altri metodi contraccettivi (per i cattolici coniugati solamente quelli naturali) non funzionano … amen … non si può più tornare indietro: la gravidanza, parto compreso, non è una malattia, ma una condizione assolutamente naturale e fisiologica … tale condizione, e anzi tale missione, va semplicemente accettata, se non altro per rispetto nei confronti del nuovo soggetto che oramai sta arrivando e chiede semplicemente di venir naturalmente accolto nella nostra società … non può reggersi uno Stato, se ai suoi cittadini viene concessa una qualche scappatoia per non prendersi tutte le responsabilità potenzialmente derivanti dai propri atti, e per giunta a spese di altri cittadini, embrionali ma viventi …
Sottolineo che tali principi costituzionali valgono in particolar modo per i padri, che spesso non fanno abbastanza per scongiurare gli aborti inflitti ai loro figli, come documenta anche questa dolorosa ma necessaria testimonianza personale di una donna sul proprio aborto procurato: http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/Vivere%20o%20uccidere%20una%20vita%20-%20Testimonianza%20dettagliata%20di%20un%20aborto.pdf
A volte sono invece i nonni, spesso i genitori della donna, a interferire sulle scelte dei genitori del piccolo che finisce abortito http://difendilavita.altervista.org/lettera_giuliano.htm
Art. 30 co. 3 Costituzione
La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
La prima tutela assicurata dallo Stato anche ai suoi figli “difficili” non ancora nati dovrebbe essere quella di sanzionare con l’ergastolo (per lo stretto rapporto degli agenti col nascituro soppresso, nonché la condizione di debolezza, innocenza, minorata difesa di quest’ultimo) tutti i complici dell’aborto procurato, dai medici in primis fino ai meri istigatori soprattutto se padre o parenti del nascituro, con l’eccezione della sola madre, che forse, almeno in determinati casi, dovrebbe vedersi comminare una diversa pena, necessariamente più lieve, a mio parere comunque non inferiore a quella attualmente inflittagli in caso di infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale.
I sussidi pubblici possono rivelarsi utili, ma non è possibile appiattire una gravidanza ai suoi problemi di natura economica, se a monte manca prima di tutto una tutela penale effettiva e dissuasiva per la stessa vita umana del nascituro.
Ci sono più che valide ragioni per una nuova legislazione penale assolutamente restrittiva e repressiva, che sia davvero contro l’aborto sempre e comunque, per la stessa dignità dell’umanità: http://difendilavita.altervista.org/questioni_riguardo_chi_contesta.html
Art. 31 co. 2 Costituzione
Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.
Mi sembra palese che tale disposizione tuteli tutto lo sviluppo della vita umana.
Eppure questa stessa disposizione è stata citata pro-aborto da parte del giudice che ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità precedentemente analizzata.
Quando si pretende che una vita o una maternità sia di “qualità” superiore alle altre o un’altra viene considerata inferiore o comunque indegna di venir proseguita sol perché problematica, si finisce per cadere nell’eterogenesi dei fini e inevitabilmente si aprono le porte a un totalitario regime tecnocratico, progressivamente sempre più ampio, che rischia il delirio di onnipotenza sull’uomo. Non siamo lontani dall’eugenetica nazista. Anche quest’ultima propagandava ragioni di “pubblica necessità”, ancorate alla “salute del popolo”, per giustificare l’eliminazione prima selettiva e poi sempre più ampia di soggetti deboli, handicappati, malati, non-autosufficienti, bambini non ancora nati, anche solamente sospettati di poter recare qualche difetto, secondo una delirante logica che alla fine ha finito per sconfinare nell’eliminazione fisica di possibili oppositori politici e che forse ancor oggi non è affatto morta: http://www.atuttascuola.it/tecno/lanticina/eugenetica_nazista.htm
La nostra Costituzione è stata invece pensata proprio per scongiurare il ritorno delle dittature.
Art. 32 co. 1 Costituzione
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Commentando gli artt. 2 e 3 della Costituzione abbiamo già visto come in Italia l’aborto sia stato legalizzato sulla base di questa disposizione costituzionale e sulla base dell’assunto, scientificamente infondato, che l’embrione o il feto non sarebbero un individuo umano in atto. La Consulta, di fatto, è ancora ferma all’ostetricia dell’età romana classica.
L’aborto procurato non può in nessun caso venir considerato una cura (curare uccidendo è un non-senso anti-ippocratico, perché cancella completamente la vita e deforma la stessa professione medica), anche se gli inglesi già lo stanno iniziando a chiamare medical care. Credo che anche noi italiani, molto presto, ne vedremo delle belle … già la denominazione tecnicistica di I.V.G., interruzione volontaria della gravidanza, spesso utilizzata solo in forma di acronimo per nasconderne meglio la reale natura di aborto procurato, implica solamente una rassicurante ma orwelliana truffa delle etichette, utilizzata anche mediaticamente quale fittizia base linguistica di progressiva edulcorazione per questa abominevole pratica oramai legalizzata …
Comunque lo si interpreti, l’aborto procurato, da problema intrinsecamente pubblico e anzi sociale, non può venir ridotto a semplice questione privata della donna, anche perché la vita umana e la stessa salute umana hanno sempre un rilievo pubblico, essendo interesse di tutta la collettività.
Art. 32 co. 2 Costituzione
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Nel caso si consideri l’aborto un trattamento sanitario e l’embrione qual è, ovverosia un soggetto umano in atto, l’interruzione della gravidanza non sarebbe mai praticabile, perché cancella totalmente e radicalmente una persona umana, e quindi viola radicalmente qualsiasi ragionevole limite costituzionale. Ripeto: curare uccidendo è semplicemente un non-senso. Anche l’aborto cosiddetto “terapeutico” risulta a ben guardare contraddittorio e ossimorico.
In relazione a questi principi, anche qualora si inquadrasse l’aborto quale pratica sanitaria che interessa solamente la madre, si dovrebbe ragionevolmente iniziare quantomeno a dubitare della compatibilità costituzionale delle disposizioni della L. 194/78 sull’interruzione delle gravidanze delle donne minorenni o interdette, specie se di fatto applicate dai giudici tutelari in spregio dell’autodeterminazione di molte minori, le quali, più spesso di quanto si creda, coscientemente resistono con le unghie e con i denti per poter ottenere la licenza di far nascere i propri bambini, come molti recenti ed eclatanti casi di cronaca documentano. Un giudice umano non può avere poteri divini. E infatti la Corte Costituzionale ha recentemente affermato che il giudice tutelare non può partecipare alla volontà abortiva, ma deve limitarsi a valutare il grado di maturità nel discernimento proprio della minore interessata. Anche su questa questione vi è comunque molta ipocrisia, poiché sovente capita che i giudici tutelari ritengano mature le minori che vogliono abortire e immature le minori che vogliono tenere il loro bambino. «Cercate di capirmi: non posso buttare via questo bambino.» avrebbe detto ai familiari, agli assistenti sociali e ai giudici una tredicenne, che a me sembrerebbe molto matura, e che comunque avrebbe sempre potuto dare in forma anonima il proprio figlio in adozione subito dopo il parto, ma il giudice ha fatto ugualmente pendere la sua bilancia dalla parte dell’aborto procurato, con atto non soggetto a reclamo … e questa è solamente la punta dell’iceberg: http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-a-trentocome-ai-tempi-di-erode-3872.htm Gli stessi esercenti la potestà genitoriale sono in qualche modo spinti a far abortire le minorenni loro affidate, poiché, a ben vedere, in mancanza di loro concorde assenso all’I.V.G., la L. 194/78 (che qui mostra in maniera molto evidente la sua malcelata preferenza per la morte e il suo discutibile spregio per l’autodeterminazione della persona umana quando si orienta in favore della vita) fa subentrare l’intervento del solito giudice tutelare, il quale spesso, imbeccato dai Servizi Sociali, finisce per amministrare di fatto, magari su moduli prestampati, l’aborto procurato quasi fosse un bene … L’aborto non è mai un bene, ma sempre un male … Quella che costituzionalmente dovrebbe essere mera eccezione, nella prassi sta di fatto diventando regola … step by step … sembra che la L. 194/78 consideri l’aborto procurato quasi un bene per la minore, poiché sancisce che il genitore o addirittura i genitori che non vuole o non vogliono l’aborto procurato per la figlia minore meriti o meritino di venir esautorato o esautorati … sembra quasi che in Italia sia di fatto in vigore un divieto di gravidanza per le minorenni …
Grazie a Dio ci sono Magistrati molto più sensibili al valore della vita umana nascente, com’è recentissimamente successo in quel di Spoleto, da cui è partita un’interessantissima questione incidentale di legittimità costituzionale contro la L. 194/78 (ecco il testo dell’ordinanza di rimessione, che è finalmente giunta, sia pur per vie parzialmente diverse, alla nostra stessa conclusione, ovverosia quella di dubitare apertamente e seriamente della compatibilità di una legge sostanzialmente assassina col nostro sistema costituzionale amante della vita umana http://www.cortecostituzionale.it/schedaOrdinanze.do?anno=2012&numero=60&numero_parte=1 ), questione subito rigettata in limine litis da parte della Corte Costituzionale, che questa volta abbiamo conosciuto ancora nella sua veste di garante dell’attuale status quo (sia pur per effetto di una pronuncia meramente processuale, che non è entrata nel merito della qualificazione giuridica dell’embrione http://www.leggioggi.it/wp-content/uploads/2012/07/corte-costituzionale.pdf )
Anche l’obiezione di coscienza del personale sanitario è più che giustificata, e ha anzi un chiaro radicamento costituzionale, poiché nessun operatore sanitario potrà mai (anche se invece un comma della L. 194/78 sancisce comunque la necessaria prevalenza del servizio-aborto) venir vincolato ad eseguire attività abortive che si pongono in insanabile contrasto con le sue più profonde convinzioni etiche e professionali. Mentre l’autodeterminazione (che in realtà, sull’embrione, è etero-determinazione) della donna, secondo determinate visioni ultimamente molto in voga, sarebbe sempre coscienziosa e quindi insindacabile, l’autodeterminazione dei sanitari risulta ultimamente sempre più esposta a furibondi attacchi, che non entrano solamente nel merito delle scelte individuali e delle loro motivazioni, ma si spingono anche a metterne in discussione addirittura la compatibilità con un sistema costituzionale che invece tutela chiaramente tutti i soggetti coinvolti nell’espletamento della pubblica funzione sanitaria. Interessante questo sfogo da parte di un medico: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2404
La L. 194/78 è quindi una legge chiaramente ingiusta, già nella sua ordinaria impostazione generale, ma soprattutto, in particolare, su molte e più specifiche questioni, dall’aborto tardivo sostanzialmente eugenetico simil-nazista (anche qui la salute psichica della madre è mera foglia di fico e grimaldello di morte) all’incredibile regolamentazione simil-cinese della pratica abortiva sulle minorenni anche contro gli orientamenti della minore e della sua famiglia: http://www.federvitapiemonte.it/html/nav_Situazione_e_Prospettive.php
L’UNICA VERA ALTERNATIVA ALL’ABORTO PROCURATO (A PARTE LA CONTINENZA PRE-MATRIMONIALE E LA CASTITÀ POST-MATRIMONIALE; VISTO CHE NEI PAESI COME LA FRANCIA, DOVE VIENE MAGGIORMENTE PROPAGANDATA LA CONTRACCEZIONE, GLI ABORTI PROCURATI NON ACCENNANO A DIMINUIRE, E ANZI AUMENTANO):
VORREI SINTETIZZARE QUI DI SEGUITO, A BENEFICIO DI MOLTE DONNE MAGARI INDECISE, LA LEGISLAZIONE ITALIANA SUL PARTO SEGRETO E SULLA CONSEGUENTE ADOZIONE DEL FIGLIO NON RICONOSCIUTO DALLA MADRE PARTORIENTE:
LA SPIEGANO ALLE DONNE CHE CHIEDONO DI ABORTIRE? CAPITA ANCHE DI NO, SECONDO QUESTA TESTIMONIANZA, DI UNA GIOVANE DONNA CHE HA “SCELTO” DI ABORTIRE E CHE CI RACCONTA LA SUA DOLOROSISSIMA ESPERIENZA PERSONALE: http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/Vivere%20o%20uccidere%20una%20vita%20-%20Testimonianza%20dettagliata%20di%20un%20aborto.pdf
Costituzione Artt. 2-3-31 co. 2
La tutela della vita e della maternità impongono al legislatore anche la tutela della riservatezza della donna che intende partorire nel segreto senza riconoscere il proprio figlio.
Codice Civile, art. 250
La donna incinta ha il diritto ad essere aiutata e informata sul fatto che può partorire senza riconoscere il figlio e senza che il suo nome compaia sull’atto di nascita. Il bambino quindi non avrà il suo cognome.
R.D.L. 798/27 art.9 – artt. 326 e 622 Codice Penale
La donna ha il diritto ad una rigorosa protezione del segreto del suo nome, qualora non voglia riconoscere il figlio partorito in segreto. Risulta rigorosamente vietato rivelare il nome della madre che non intende riconoscere il figlio. Coloro che per motivi d’ufficio sono venuti a conoscenza del nome della madre, hanno il rigido divieto di rivelare tale conoscenza e commettono reato se lo rivelano.
L. Bassanini II 127/97 art. 2 co. 1
La dichiarazione di nascita è resa indistintamente da chi ha assistito al parto, rispettando l’eventuale volontà della madre di non essere nominata: la volontà della donna di non riconoscere il bambino, una volta dichiarata, deve essere rispettata.
Legge Adozioni 184/83 artt. 11 e 22
Nel caso in cui non risulti l’esistenza di genitori naturali che abbiano riconosciuto il minore, il Tribunale per i Minorenni, senza eseguire ulteriori accertamenti, provvede immediatamente alla dichiarazione dello stato di adottabilità.
L’Autorità Giudiziaria, qualora il minore non sia riconosciuto dalla madre, non può fare ricerche sulla paternità del bambino.
Il Tribunale per i Minorenni vigila sul buon andamento dell’affidamento preadottivo.
Artt. 28-30 e ss. D.P.R. 396/00 Ordinamento stato civile
Le dichiarazioni di nascita possono venir rese all’Ufficiale di stato civile anche da parte dei sanitari. Quando non sono noti i genitori del neonato, sia il nome sia il cognome viene imposto dall’Ufficiale dello stato civile. L’eventuale volontà della madre partoriente in segreto di non venir nominata dev’essere rispettata sia nelle dichiarazioni di nascita sia negli atti dello stato civile.
Sentenza Corte Costituzionale n. 171/94
Qualunque donna partoriente, ancorché da elementi informali risulti trattarsi di coniugata, può dichiarare di non voler essere nominata nell’atto di nascita.
In conclusione, l’attuale mentalità abortista (o eutanasista) risulta letteralmente allarmante e finirà inevitabilmente per comportare gravi conseguenze di decadenza sociale!
Si sta oramai diffondendo, anche grazie a certe inaudite pressioni mediatiche (o cinematografiche) quella che ha oramai assunto quasi i connotati di una “moda” della morte. La morte per i soggetti più deboli o per i soggetti più scomodi è oramai una cultura capillarmente diffusa. Chi si permette di contestarla viene isolato e avversato spesso in maniera ideologica. Spesso i primi intolleranti sono coloro che si riempiono la bocca di tolleranza. Com’è possibile tollerare questo autentico genocidio silenzioso?
Abbiamo dimostrato come queste enormi pressioni massmediatiche pro aborto e, di conseguenza, col tempo, step by step, anche pro eutanasia, e più in generale pro morte del soggetto debole in condizioni di minorata difesa, non solamente risultino, a ben vedere, in insanabile contrapposizione rispetto ai supremi principi costituzionali e in sostanziale violazione di una Legge Fondamentale molto attenta all’effettivo riconoscimento dei fondamentali diritti della persona umana, primo fra tutti quello alla vita, ma anche il fatto che tali forzature del sistema non portino alcun vantaggio sociale; finiscono anzi per giustificare anche legalmente e quindi per instillare gradualmente in tutto il corpo sociale, sempre di più, quella stessa svalutazione e quella stessa svalorizzazione, se non proprio un vero senso di disprezzo diffuso e radicato, nei confronti del diverso e del debole, secondo tendenze che, dopo l’esperienza nazista (ma almeno in parte anche fascista), ci illudevamo fossimo oramai riusciti a superare definitivamente.
Tutte queste norme di cosiddetta “civiltà” e “libertà” risultano di fatto finalizzate alla libertà assoluta e anzi all’egoista capriccio di un singolo sempre più povero di valori, a scapito del prossimo, con conseguente deresponsabilizzazione sociale dei singoli e incontrollabili rischi per la stessa sicurezza in vita di tutti coloro che con loro hanno rapporti. Oramai, il posto più pericoloso del mondo, per i bambini, è divenuto l’utero materno. Se non c’è più responsabilità sociale, non c’è più base non solamente per lo Stato sociale, ma alla lunga per lo Stato stesso, che diventa un mero insieme di singoli, scollegati tra loro, incapaci di rapportarsi, e quindi (tra l’altro) incapaci (per esempio) di confrontarsi e ragionare (in campo politico) sulle disposizioni che scendono dall’alto (ad esempio per la critica, che forse qualche oscuro potentato vorrebbe debellare dal suo prototipo di società “nuova”, sicuramente molto “democratica”).
La responsabilità dei genitori verso i figli, in particolare, è la più elementare delle responsabilità sociali. Questa libertà assoluta di uccidere, che di fatto è deresponsabilizzazione totale, va davvero a vantaggio della base popolare … oppure nasconde, in realtà, la sua natura di veleno dolce (o meglio addolcito mediaticamente), per tutta la nostra società?
Il bersaglio finale di tutti questi attacchi è la famiglia, quale fondamentale società naturale fondata sul matrimonio (si tratta di oscure manovre anti-costituzionali, le quali, come già in precedenza aveva iniziato la legislazione divorzista, puntano dritte a far saltare, a mettere in discussione o quantomeno a svuotare completamente l’art. 29 della Costituzione, che non è confessionale e venne approvato persino da Togliatti, poiché risultava, risulta e sempre risulterà, per diritto naturale, semplicemente aderente all’insuperabile natura della persona umana): pare proprio che a certi piani alti qualcuno sia giunto alla conclusione che, in una società confusa, dove tutto sarà in discussione e non ci saranno più legami saldi e duraturi, il vertice, magari occulto, risulterà molto più agevolato nel suo imporsi massmediaticamente, poiché avrà reso di fatto impossibile una riflessione che parta dal basso e dalla base, su ciò che scende dall’alto per venirci imposto.
Il fatto che ormai si faccia passare apertamente per accettabile e anzi auspicabile il superamento della tutela rafforzata anche giuridica addirittura della vita del più debole, e della vita nascente in particolare, quasi tale colpo al cuore anche dell’ordinamento giuridico fosse frutto di progresso sociale invece che indice di imbarbarimento collettivo sulla pelle di innocenti che non possono difendersi, impone doverosa preoccupazione e divulgazione militante, a chiunque di noi voglia dirsi sinceramente libero dai condizionamenti che il nuovo regime della morte istituzionalizzata vorrebbe imporre perfino alle nostre coscienze.
Mi sia consentito aggiungere, con particolare riferimento alla nostra situazione regionale, la mia personale impressione secondo la quale non si può non far notare come, pur in un Friuli che si è sempre radicato sulle realtà locali dei suoi paeselli e sulla famiglia, si stia ultimamente coagulando localmente, sempre di più, un tanto inspiegabile quanto verticistico appoggio bipartisan, persino in caldo e delicato periodo pre-elettorale, rispetto alle più varie iniziative o questioni pro morte, che peraltro credo o almeno spero non sia particolarmente sentito dalla nostra base popolare anche locale, che in questo periodo di crisi economica nera ha ben altri problemi. Personalmente ritengo tutto ciò semplicemente un altro esempio e un’ulteriore conferma di quanto la politica partitica italiana finisca per ritrovarsi non solamente aliena rispetto ai reali problemi della comune vita sociale ma anche sempre d’accordo, addirittura bipartisan, quando si tratta di attaccare un Friuli che non ha mai tollerato né mai tollererà, semplicemente perché fondato sulle relazioni personali, sulla famiglia, sui paeselli, sulle cose piccole, semplici, chiare, coerenti, forti, stabili, durature. Chi odia queste cose, chi sogna grandi masse alienate (ad es. dalla loro identità), inconsapevoli (ad es. delle loro potenzialità), inermi (ad es. nell’elaborare soluzioni alternative a quelle imposte dall’alto), succubi (ad es. delle loro pulsioni), chi rappresenta grandi poteri economici (i quali, nel mondo, hanno sempre sostenuto e ancor oggi sostengono dall’alto la pianificazione abortiva generalizzata e legalizzata), chi sostiene grandi enti accentratori e distanti dall’identità più profonda della nostra base popolare (es. le cosiddette “macroregioni”), a maggior ragione attacca la famiglia e la sua insostituibile funzione sociale, fondata proprio sulla trasmissione della vita e dei nostri valori, anche per distruggere così l’anima più autentica dell’odiato (e da noi amato) Friuli, che invece noi difenderemo, come sempre, anche su questo fronte bioetico.
Il popolo friulano va salvato prima di tutto a livello fisico, prima ancora che a livello identitario, linguistico o culturale (campi, questi ultimi, nei quali noi, ad ogni buon conto, non ci tiriamo certo indietro www.furlan.eu). Anche se il Friuli, quanto ad aborto procurato, segue la media nazionale sulla popolazione ivi residente, dovremmo considerare prima di tutto che stanno comunque maciullando tantissimi nostri bambini, privandoci così, oramai da trent’anni a questa parte, di chi avrebbe potuto essere il nostro futuro !!!
Abbiamo colto quest’occasione per dare una mano anche agli italiani, nonostante siano davvero molti coloro che, in tutta Italia, si impegnano nell’impari lotta, del tutto priva di qualsiasi appoggio mediatico, contro la “cultura” della morte, mentalità sempre più diffusa nella nostra società, con nefasti effetti, sempre più capillari, non solamente filosofici, etici o morali, ma anche propriamente sociali: http://www.federvitapiemonte.it/html/nav_Dopo_trentanni_di_194_La_Cultura.php
CONCLUSIONE OPERATIVA E SPERO INCISIVA:
NON POSSIAMO RIMANERE INDIFFERENTI; LA STORIA CI GIUDICHERÀ SEVERAMENTE
Tutte queste questioni di legittimità costituzionale della L. 194/78 non sono mai state organicamente e sistematicamente sollevate per il semplice motivo che la stessa legge sostanzialmente assassina di cui ci stiamo occupando ha introdotto delle procedure che non prevedono mai la nomina di un difensore d’ufficio all’innocente concepito. Noi non abbiamo proprio potuto far finta di nulla e non rimediare a questa incredibile ingiustizia. Siamo in buona compagnia: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2412
Le prospettive di riforma dell’attuale legislazione italiana in tema di aborto procurato risultano alquanto variegate: http://difendilavita.altervista.org/aborto_ordinamento_giuridico.html
Qualsiasi proposta di riforma legislativa della L. 194/78 non incontra mai i favori della stampa http://www.alleanzacattolica.org/indici/articoli/mantovanoa177.htm ; sembra quasi che la legge sull’aborto attualmente vigente in Italia stia diventando una specie di dogma laico, o laicista.
In considerazione dell’atteggiamento prima innovativo (in tema di aborto procurato) e poi conservativo (quando si tratta di tutela della vita del concepito) più volte manifestato anche da parte della stessa Corte Costituzionale, ad esempio con la recente Ordinanza 196/12, riteniamo che l’unica via per quantomeno tentare di impedire che la Repubblica Italiana eguagli, se non altro quantitativamente, i SEI MILIONI della Germania nazista, in questo nuovo olocausto dei bambini non nati, sia quella referendaria (attualmente riproponibile, ex L. 352/70). Vi è già un comitato impegnato su questo fronte, e riteniamo vada sostenuto in tutti i modi: http://no194.org/
La soluzione referendaria non è l’unica iniziativa normativa necessaria, poiché può innovare l’ordinamento attualmente vigente solo in negativo, mediante abrogazione; è urgente che la L. 194/78 venga non solo radicalmente abrogata (con la sola eccezione, necessariamente provvisoria vista l’irrisorietà delle pene comminate, delle disposizioni finali che prevedono ancor oggi i delitti d’aborto), ma anche sostituita al più presto da nuove leggi penali draconiane, almeno per il futuro (le nuove disposizioni di legge penale, se incriminatrici o aggravatrici, sono necessariamente irretroattive: art. 25 Cost.), che siano davvero contro l’aborto sempre e comunque, poiché solamente pene severissime potranno garantire effettiva giuridicità al riconoscimento dell’embrione qual è per natura, ovverosia vera e propria persona umana in atto, tale e quale rispetto a noi, che non abbiamo alcun diritto su di lui o su di lei, sol perché si trova nella fase iniziale della sua esistenza. Non escludo infine l’utilità di ulteriore legislazione, a completamento di questo nuovo quadro normativo interdisciplinare, volta per esempio alla riforma dell’art. 1 del Codice Civile, che riconosca espressamente e indiscutibilmente quantomeno il diritto di ogni concepito a nascere.
Lo Stato deve anzitutto revocare l’attuale licenza di uccidere i bambini concepiti o anche solamente alcuni bambini concepiti, perché TUTTI hanno il diritto fondamentale, indisponibile, inalienabile, imprescrittibile anzitutto alla vita.
E poi lo Stato dovrebbe anche investire quello che spende in centinaia di cacciabombardieri supersonici per il razionale ed effettivo sostegno all’infanzia e alle famiglie numerose, secondo principi di uguaglianza sostanziale.
I Parlamentari di buona volontà, anche se laici, non possono lasciare ai soli cattolici l’onere e l’onore di difendere la vita umana, che è di tutti, mentre i Parlamentari che si dicono cattolici dovrebbero vigilare maggiormente affinché il loro agire (o non agire) non ceda mai a tanto facili quanto ingiusti compromessi con la mentalità di questo mondo, che spesso nasconde molto semplicemente il sottile sibilare della lingua biforcuta del diavolo, feroce e crudele drago apocalittico che cerca sempre di divorare i bambini non ancora nati (per chi ancora crede in quella che dovrebbe essere indiscutibile verità cattolica, rilevante dal punto di vista sia dogmatico sia morale). La tormentata storia della fin troppo facile approvazione della L. 194/78 dovrebbe insegnare molto ai nostri politici, spesso imbelli e attaccati alla propria poltrona, per esempio a non ripetere più certi gravissimi errori, che hanno segnato la morte di milioni di deboli esseri innocenti, che avrebbero ben meritato diversa e maggiore protezione da parte di uno Stato che davvero, al di là degli slogan, voglia dirsi effettivamente moderno, civile, solidale, umano, rispettoso della persona umana e dei suoi diritti: http://difendilavita.altervista.org/aborto_25_anni_vergogna.html (oltremodo significativa storia dei cedimenti che hanno permesso l’approvazione e l’entrata in vigore della L. 194/78) e http://www.fuocovivo.org/MOVIMENTO/storiadell’aborto.htm (storia dell’aborto anche in altri Paesi) e http://difendilavita.altervista.org/aborto_legale_fallimento.html (terribile bilancio applicativo L. 194/78) e http://www.federvitapiemonte.it/html/nav_I_numeri.php (interessante valutazione non solo statistica sui numeri dell’aborto procurato in Italia).
Perfino di fronte a questo quadro, alcuni movimenti per la vita di ispirazione “cattolica” stanno iniziando a fare qualche sconto in tema di aborto: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2420
Bisogna assolutamente infrangere questo vero e proprio tabù laico e anzi laicista della L. 194/78: http://www.federvitapiemonte.it/html/nav_La__194_e_i_pro_life.php
Fate presto: ogni giorno che passa vengono maciullati circa trecento e più futuri cittadini italiani !!!
Solo l’ignoranza e la deformazione mediatica hanno potuto produrre una simile mostruosità !!!
Il sonno della ragione genera mostri !!! www.abortoeragione.it
Ci sono più che valide ragioni per una legislazione penale assolutamente restrittiva e repressiva, che sia davvero contro l’aborto sempre e comunque, per la stessa dignità dell’umanità: http://difendilavita.altervista.org/questioni_riguardo_chi_contesta.html
La propaganda di Goebbles è ancora viva; tu ragiona con la tua testa, caro lettore o cara lettrice: tu che hai letto questo mio scritto, tu che hai a disposizione tutto questo materiale di documentazione e di approfondimento, non potrai mai più dire che non sapevi, e anzi ti invito a guardare qui sotto le foto e i video dei nostri bambini maciullati, perché non ancora nati, nei pubblici ospedali che avrebbero dovuto curarli, e ciò a spese del contribuente anche se contrario all’aborto.
Caro lettore o cara lettrice, d’ora in poi potrai solamente o aggravare la tua responsabilità oppure unirti a noi in questa sacrosanta lotta morale della retta coscienza (e anche spirituale, per chi cammina nella luce della fede), per la vita, per la dignità, per l’uguaglianza di TUTTI.
ETSI OMNES, EGO NON (era il motto della resistenza tedesca al nazismo): anche se tutti (si uniformassero alla mentalità della dittatura della morte), io non (lo farò mai, ad ogni costo) !!!
E adesso sparatemi pure !!! Qui, al petto !!! Beate le anime che si offrono in olocausto !!!
Chiedo a tutti di far girare quanto più possibile questo contributo, per superare ogni censura.
Affido questo lavoro alla protezione dei Santi Arcangeli che oggi festeggiamo nella gloria di Dio.
CONSIGLIO ALCUNI LINK INTERNET SULL’ABORTO PROCURATO
OLTRE A QUELLI GIÀ INDICATI SOPRA
La verità rende liberi
LINK LAICI
http://comitatoveritaevita.docvita.com/ sito a difesa della vita
http://www.mimep.it/template.php?pag=50202 video sulla natura umana dell’embrione
http://www.youtube.com/watch?v=s258429uhYE famoso video sull’urlo silenzioso
http://www.youtube.com/watch?v=U9_mo0CCVgk video sconvolgente su un aborto
http://www.youtube.com/watch?v=rJupoL-QH2I video molto popolare sull’aborto
http://www.youtube.com/watch?v=v-B-qB2_U9w video su “contraccettivi” di emergenza (I parte)
LINK CATTOLICI
http://it.cathopedia.org/wiki/Aborto_procurato voce sull’aborto di una enciclopedia cattolica
http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a6_it.htm dal Catechismo della Chiesa Cattolica: Sesto Comandamento unica vera prevenzione dell’aborto procurato: l’eros neopagano porta inevitabilmente a thanatos, poiché chiede nuovamente sacrifici umani di piccoli innocenti ai nuovi idoli di oggi; solo l’amore cristiano vissuto nella continenza pre-matrimoniale e nella castità post-matrimoniale ci potrà salvare
http://www.adorto.com/ movimento nazionale per la famiglia e la vita
www.bastabugie.it bel sito di apologetica cattolica con una ricca rubrica sull’aborto
http://piccolimartiri.blogspot.it/ blog femminile cattolico anti-aborto
http://difendilavita.altervista.org/ blog cattolico a difesa della vita con molto materiale interessante
LINK A CONTENUTO MISTO
http://www.sandrodiremigio.com/blog/aborto_embrione_ivg_omicidio.htm interessante miscellanea sull’aborto procurato
http://www.sandrodiremigio.com/blog/aborto_foto.htm interessante raccolta multimediale sull’aborto procurato
http://www.youtube.com/watch?v=AKztjBZ6bm0 interessantissimo video-testimonianza di una bambina che sopravvive all’aborto procurato, nasce, cresce e ci racconta la sua storia
http://www.associazione-vogliovivere.it/ Associazione VOGLIO VIVERE
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